Situazione attuale e Attività volontari/e
Maggio è un mese cruciale per il sostentamento della popolazione nell’area rurale di Homs. Maturano le prime albicocche, protagoniste indiscusse del raccolto. "I frutteti di Qusayr un tempo bastavano per tutta la Siria", queste parole riecheggiano mentre osserviamo campi giovani, alberi appena piantati. Su di essi si poggiano il sostentamento e l'economia delle persone della zona, anche se i profitti ormai non bastano a soddisfare le necessità quotidiane delle famiglie. L'attuale inflazione rende i prezzi imprevedibili, i produttori soffrono la svalutazione delle proprie merci (come il grano), e le persone accusano il rincaro dei prezzi, come quello della benzina.
Come già riportato, il vicino confine con il Libano rimane chiuso, impedendo l'estensione del commercio e ostacolando gli spostamenti lavorativi. La necessità di ricercare opportunità di lavoro, insufficienti in questa regione, porta le persone ad attraversare illegalmente il confine.
Un altro aspetto fortemente condizionato dalla chiusura del confine è quello della vita comunitaria e familiare. L’occasione dell’Eid al Adha, una delle due feste della religione musulmana, ha spinto le persone dal Libano a tentare l'attraversamento del confine per poter visitare amici e parenti.
Sono stati giorni nei quali fiorisce la vita comunitaria: le persone si riuniscono, cucinano, festeggiano e si fanno visita… anche noi siamo stati trasportati di casa in casa dalla voglia di condividere con le persone questi momenti.
Allo stesso modo, pochi giorni prima, abbiamo ricevuto diversi inviti dalle famiglie cristiane in occasione delle comunioni. Eventi separati, si, ma con dei punti di contatto. Una ragazza musulmana, invitata dai vicini di casa, che si è seduta in chiesa insieme a tutta la comunità cristiana per le comunioni; e viceversa diversi cristiani che fanno visita nei giorni di Eid ad amici di religione musulmana. Siamo testimoni e facciamo tesoro di questi tentativi di una comunità che si ricompone, seppur consapevoli della profonda disgregazione che il conflitto ha provocato nel tessuto sociale.
Il gruppo sul campo continua a promuovere questi spazi di incontro e dialogo. Prosegue lo yoga settimanale con le donne, un'occasione in cui prendersi cura di sé, ognuna a proprio modo. In questo atto comune, le volontarie creano uno spazio dedicato alle donne in cui queste si possano sentire a proprio agio nel rispetto dei costumi e della cultura - come quando nelle sessioni viene interrotta la musica nel momento in cui risuona dalla moschea la chiamata alla preghiera. Gli incontri di formazione del gruppo Mustakbal Maana continuano con cadenza settimanale. Anche questo mese è stato possibile organizzare con loro una gita fuori porta in una struttura gesuita nella campagna di Homs, creando così spazi di aggregazione in cui si fa comunità attraverso balli tipici come la Dabke e condivisione della socialità. Inoltre, diverse persone hanno espresso una mancanza di occasioni in cui esercitare la propria conoscenza dell'inglese. Dall’ascolto di questa esigenza è nato l'english coffee, uno spazio molto partecipato in cui fare conversazione attraverso dibattiti e altre attività strutturate. La questione della lingua diventa così un pretesto per confrontarsi anche su temi rilevanti e personali, come il racconto di una Siria ferita. Questo tema si respira continuamente nelle visite. Le persone vogliono ricostruire e ricostruirsi, c'è tanta voglia di ricominciare, di lasciare da parte tutto ciò che ostacola questo nuovo inizio: i conflitti circostanti, i retaggi della guerra, le notizie che diffondono ancora odio e violenza. A volte, però, non è facile pensare a un futuro luminoso in una realtà in cui non si è supportati. Il governo transitorio attuale, infatti, non investe nell'ambito educativo e nella ricostruzione delle infrastrutture delle zone marginali come questa. Le famiglie non ricevono aiuti se non attraverso canali selettivi, e la ricostruzione delle strutture pubbliche è soggetta ad aiuti che arrivano dall'estero. Alcune città, come Qusayr, hanno ricevuto fondi da Paesi come Qatar e Arabia Saudita.
In questo senso, Operazione Colomba si è fatta portavoce presso gli interlocutori interni alla Siria, come la chiesa Siro Cattolica, in particolare delle istanze di precarietà e mancanza di infrastrutture adeguate dedicate all'istruzione.




