COMUNICATO STAMPA 6/3/22

«Siamo disponibili ad organizzare e accompagnare una delegazione di politici europei in Ucraina».

E' la proposta della Comunità Papa Giovanni XXIII. Una delegazione della Comunità di don Benzi è rientrata ieri dall'Ucraina dove ha svolto una missione esplorativa di monitoraggio per valutare le prossime azioni.

«L'Europa non può alimentare una escalation militare che rischierebbe di sfociare in un conflitto nucleare. Pertanto la sola possibilità è un forte e coraggioso intervento civile. Proponiamo che ogni Paese europeo mandi in una missione coordinata in Ucraina i suoi migliori rappresentanti dei cittadini: parlamentari, europarlamentari».

«E' necessario essere rapidi e noi possiamo offrire la nostra trentennale esperienza in zone di conflitto. Stiamo riscontrando un altissimo desiderio di intervento. La gente non vuole rimanere inerme e impotente. Per questa ragione chiediamo ai rappresentanti dei cittadini di impegnarsi in prima persona in un intervento politico, non armato e civile».

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COMUNICATO STAMPA 2/3/22

Una delegazione della Comunità Papa Giovanni XXIII è arrivata oggi a Leopoli, in Ucraina. La missione di monitoraggio dei membri dell'associazione di Don Benzi ha come obiettivi la valutazione delle azioni umanitarie più opportune da intraprendere nelle prossime settimane, la creazione di corridoi umanitari per l'evacuazione dei profughi.

Numerosi i mezzi militari in movimento al confine con la Polonia, e un una lunga fila di persone incolonnate in uscita, hanno accompagnato l'arrivo dei volontari.

Leopoli si è rivelata un immenso campo profughi a cielo aperto, una città completamente paralizzata dalla presenza di decine di migliaia di persone arrivate da tutto il Paese. Nella stazione ferroviaria una folla immensa si accalca senza sosta attorno ai vagoni. In tutta la zona sono ormai del tutto esauriti i posti letto negli alberghi e nelle strutture ricettive; è pressoché impossibile trovare luoghi per rifocillarsi e un gran numero di madri, sole con i propri bambini, si trovano a dormire per strada al freddo in condizioni disumane.

Così Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII: «I nostri volontari di Operazione Colomba e i Caschi Bianchi sperimentano da trent’anni la condivisione diretta, promuovendo un’azione nonviolenta, a fianco delle vittime dei conflitti e della violenza strutturale. Chiediamo al Governo Italiano di revocare la decisione di fornire armi all’Ucraina, e di far pressione in Europa perché nessuno Stato invii armi letali al Paese. Come già successo in altri scenari internazionali, armare uno dei combattenti ha delle ripercussioni non prevedibili che portano ad escalation senza ritorno».

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Una storia di solidarietà a sostegno dei più deboli

Dal 2 aprile sulle principali piattaforme di streaming online.


Cosa spinge un ragazzo di 19 anni nato e cresciuto a Taranto a lasciare tutto e dedicarsi anima e corpo ad aiutare gli ultimi nelle zone più a rischio del pianeta?

Distribuito da MINERVA PICTURES, il film documentario La Febbre di Gennaro per la regia di Daniele Cini, racconta la storia di Gennaro Giudetti, giovane tarantino di 29 anni che da dieci anni, prima come volontario poi come operatore umanitario, è impegnato ad aiutare i più svantaggiati in contesti di guerra in tutto il mondo.

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Egregio Presidente,

in occasione della prossima visita in Italia del Presidente della Repubblica di Colombia, Ivan Duque, Le scriviamo a nome di un gruppo di associazioni nazionali e internazionali impegnate nella difesa dei diritti umani e nella promozione della pace, aderenti alla rete In Difesa Di, per i diritti umani e chi li difende. La rete, nata due anni fa, è composta da oltre 30 organizzazioni non-governative attive nel campo della pace, diritti umani, ambiente, cooperazione e solidarietà internazionale.

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Giovedì 3 maggio, la Comunità Papa Giovanni XXIII ha presentato una Proposta di Pace per la Siria presso il Parlamento Europeo a Bruxelles. Una delegazione di volontari della Comunità di don Benzi, insieme ad un rappresentante dei profughi siriani, Sheik Abdo, hanno incontrato un gruppo di europarlamentari tra cui Cécile Kyenge, Silvia Costa, Elly Schlein. Alle eurodeputate è stato chiesto sia di facilitare la diplomazia per la promozione di questa soluzione, sia di monitorare affichè siano garantiti i diritti fondamentali degli attivisti siriani.

«Noi siriani profughi in Libano, non abbiamo altra possibilità di vita che la creazione di una Zona di Sicurezza in Siria - ha affermato Sheik Abdo - perché in Libano non è possibile rimanere, mentre in Europa non è possibile andare».

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