La nostra presenza abbassa la tensione

Libano/Siria

Scrivo questa volta dall'Italia, sono tornato da qualche giorno per starci un mese.
Il progetto e la nostra presenza va avanti (ora con la nuova tenda ultimata!).
La tensione è tornata a livelli più sopportabili, non abbiamo saputo di altri scontri nella nostra zona nelle ultime due settimane.
La vita in breve tempo torna ai suoi ritmi e alle sue routine, fino al nuovo picco di tensione.

 

In Libano la gente si è adattata anche a queste situazioni: se si vuole vivere si va avanti nonostante tutto. Ci sembra che i libanesi in particolare si siano sentiti molto rassicurati dal fatto che negli scontri di Tripoli le forze armate abbiano ottenuto una vittoria sui gruppi "jihadisti" espugnando una loro roccaforte e compiendo centinaia di arresti.
Due giorni fa comunque l'esercito ha fatto irruzione nel nostro campo a Telabbas, alle 6 di mattina. E' la prima volta che succede ed i profughi siriani che ci vivono lo temevano da tanto, sapendo di violenze ed arresti avvenuti in altri campi. Anche per noi è stata la prima volta, e non sapevamo quale avrebbe potuto essere la reazione dei soldati nei nostri confronti. Nonostante l'angoscia dei nostri compagni di campo, già traumatizzati in Siria dai militari, è andata bene. B., la "matriarca" ha subito detto ai soldati di abbassare le armi perché nel campo c'erano due ragazze italiane. Questi sono rimasti molto stupiti della nostra presenza, ma durante tutti i controlli sono stati rispettosi e non aggressivi, svegliando le persone ed entrando di tenda in tenda. Alla fine non hanno trovato niente. Sembra che la nostra presenza abbia aiutato ad abbassare la tensione.

Anche in questa partenza mi porto qualche lacrima.
B., si è commossa e mi ha baciato, violando le normali abitudini sociali. Ma lei dice che siamo come suoi figli...
Anche M.,la mamma dei due bimbi malati, ha pianto con me e Agnese, quando siamo andati a trovarla. Ci ha raccontato della sua ultima settimana, una delle peggiori della sua vita. La volta precedente ci aveva chiesto aiuto per avere notizie di suo marito, scomparso da due anni nelle carceri del regime siriano. L'abbiamo messa in contatto con la Croce Rossa, che si occupa di rintracciare i prigionieri. La settimana successiva loro l'hanno chiamata dicendole che suo marito era morto da un anno e mezzo, sotto tortura, per scosse elettriche alla testa. Pochi giorni dopo l'hanno richiamata perché avevano scoperto che questa persona uccisa era un omonimo del marito. M. era sconvolta. Ci ha detto che prega e nel suo cuore sente che è vivo. Anche se la Croce Rossa le ha detto che finora non hanno trovato casi di persone vive dopo che da oltre un anno e mezzo non si hanno notizie. Alla fine del racconto riesce di nuovo a sorridere e a dirci quanto sarebbe bello ritrovarci tutti insieme in Siria, a casa sua.

Vi lascio alcune frasi "celebri" raccolte dalle persone incontrate in questo periodo.

Libanesi
Non c'è la libertà con Assad? Che te ne fai della libertà se puoi mangiare e andare a scuola e vivere? Perch devi parlare?
Amiamo l'esercito perché è  la nostra protezione. Di notte non dormo e penso che l'Isis sta per arrivare. Mi chiedo se sono pronta a morire se loro mi costringono a diventare musulmana. Dio si arrabbia con me se divento cristiana di nascosto e imparo da loro a pregare Maometto?
Adesso ve lo dico... quando vi ho conosciuto pensavo che aveste dei motivi politici per stare li, non è possibile desiderare una cosa del genere, di vivere in un garage... ero sicura che foste dei servizi segreti... ma ora che vedo una suora cosa posso dire?!
Io prego Dio di vincere alla lotteria e voi siete contenti di vivere in un garage?!
Non potete vivere in un garage... adesso vi trovo una casa!

Siriani
Noi siriani siamo come una palla, ci calciano dappertutto.
Tra qualche anno voi avrete dei figli e quando saranno grandi voi gli racconterete che siete venuti qui a vivere con i Siriani e parlerete di questo popolo che loro non sapranno chi è perché noi non ci saremo più.
Voi siete come una medicina su un corpo malato, quando ci siete si sta bene, ma poi quando ve ne andate il male ritorna.
Questi sono volontari, ma io li conosco da tanto, adesso sono amici.
Voi siete contenti di stare qui nelle tende? Perché è  tutto sporco! Noi siamo contenti di avervi qui... ma è tutto sporco!
Noi siriani siamo talmente tanti che se un libanese apre una scatola di sardine dentro ce ne trova uno!
In pratica noi siamo i profughi siriani e voi siete i profughi italiani, se vi mettete con la mano tesa vi facciamo l'elemosina.
Davvero non avete uno stipendio! Allora venite qui che vi regalo io i pomodori... ma sapete lavorare nei campi? perché possiamo farvi lavorare con noi!
Mentre si scava per costruire una tenda. La volontaria: “Scusami non sono brava col lavoro manuale, sono più brava a studiare...” La siriana: “guarda che è la prima volta anche per me, io in Siria studiavo non costruivo tende...”

Agente italiana UNHCR
Avete nuovi arrivi qui al campo? Sì. Da dove vengono? Dall'Italia. Sono italiani-siriani? No, sono italiani e basta. (commento del collega libanese: sapevo che c'era la crisi ma non pensavo foste messi così male).

Corrado