Sembra che faremo questo viaggio, sembra che sia tutto organizzato, sembra che ci faranno passare la frontiera tra Libano e Siria… sembra.
Ma io ancora non ci credo.
E quindi mi concentro su ogni attimo presente, senza aspettative, solo sul qui e ora.
Poi però arriviamo davvero alla frontiera e veramente dopo poco siamo su un’auto che viaggia a velocità sostenuta in territorio siriano, sulla strada che arriva a Damasco.
Inizio a realizzare che siamo davvero entrati, comincio a commuovermi, mi mancano le parole.
Ma la potenza di quel che sta accadendo mi travolge quando arriviamo in un quartiere periferico dell’affascinante capitale siriana, e dal balcone ci guarda, ci saluta e ci corre poi incontro la nostra amica siriana.
In quell’abbraccio scoppiamo a piangere: siamo davvero qui insieme, nella tua Siria, nella vostra Siria, che tanto vi è mancata e tuttora manca a tantissime compagne e compagni di strada, una strada per me, che sono straniera, lunga 10 anni.
“Non ci credo, non ci credo, stiamo sognando? Dammi un pizzico, pizzicami che forse mi sveglio”. Ce lo ripetiamo il primo giorno e questa frase ci accompagnerà per tutta la settimana, tanta è l’incredulità che davvero a parole è molto difficile da consegnare.
Lei è da due giorni a Damasco, è stata qui per una conferenza sulla giustizia di transizione in Siria, ma non metteva piede nella sua terra da 13 lunghi anni.
“Sto riflettendo sulla possibilità di fermarmi con voi. Restare nel Paese più tempo con voi, poter incontrare persone e muoverci in zone in cui non vado da anni mi attrae molto. Qusayr è vicina, potremmo tornare a rivedere insieme casa mia. Ma quello che mi domando è se sarò pronta ad affrontare e sostenere tutti i sentimenti che questo mi scaturirà, non so se sono pronta, devo pensarci. Però se stiamo insieme, potrei davvero farlo”.
Ed è quello che accadrà.
Sette giorni più tardi, dopo molti incontri, fiumi di parole, paesaggi di distruzione e di silenzio mistico del deserto, siamo davanti alla tomba di suo padre.
Lasciamo la nostra amica nell’intimità del saluto a suo papà.
Dopo ci avviciniamo, la tomba su cui lei ha pianto è accanto a decine di altre tombe.
“Questo non era un cimitero. Questo era un giardino, in mezzo alle case di tutti i miei zii e i miei cugini, l’intero quartiere portava il mio cognome. Queste sono le loro tombe, il giardino è diventato un cimitero perché era troppo pericoloso andare a seppellire i corpi in quello municipale. Questa qui davanti è la casa di mio nonno paterno”.
Qusayr oggi è una città composta per l’85% da macerie o case semi-distrutte, il paesaggio intorno una volta era rigogliosa campagna, uliveti, frutteti, campi coltivati e adesso nei dintorni si vedono solo alberi recisi e deserto lungo l’orizzonte.
La nostra amica passa con noi le due giornate successive.
Dopo aver dedicato una mattina ai suoi luoghi e alle sue persone ancora presenti o appena tornate a vivere in città, il giorno successivo è tutto per noi. O meglio, è per le persone a noi care che sono tornate a vivere dal Libano in ciò che resta di casa loro.
Un amico che andiamo a trovare è felicissimo di accoglierci a casa sua, ci fa salutare la madre, con la quale sono stati separati per molti anni nonostante entrambi vivessero in Libano, perché le condizioni di dove vivevano non gli permettevano di potersi incontrare.
Lui ha sistemato un po’ una stanza della sua casa di origine, è riuscito a mettere anche una stufa a legna e dei materassi, ma la porta non c’è ancora ed è praticamente come dormire all’aperto; ci domandiamo come faccia a dormire lì, con quel freddo.
A Homs, da un’altra amica, abbiamo visto montare la porta di casa proprio mentre eravamo in visita, ci hanno detto che solo una porta costa 100 dollari, quindi immaginiamo gli altissimi costi che possa avere il rendere di nuovo abitabile una casa alla quale prima i bombardamenti e poi gli sciacallaggi hanno portato via praticamente tutto.
Parlando con il nostro amico e i suoi familiari, ci dicono che fino a qualche mese fa questo posto sembrava una città fantasma, e che solo dalla caduta del regime alcune persone hanno iniziato a tornare; ora la città si sta ripopolando.
E pensare che a noi ha fatto molta impressione vedere quanto fosse deserta.
Un’altra visita a degli amici libera ancora altre lacrime.
I loro figli quando ci vedono sono increduli, ripetono i nostri nomi con i sorrisi e gli occhi sgranati.
Ci descrivono come era la casa una volta, quali alberi erano piantati e dove, indicano il punto in cui il pergolato di uva saliva fino al tetto.
Tra le mille parole ci raccontano che qualche giorno fa delle persone rientrate a vedere cosa restava di casa loro, hanno perso degli arti a causa di una bomba inesplosa nascosta tra le macerie, due persone sono rimaste gravemente ferite.
Questa giornata e il giorno successivo acquisiscono per me un significato speciale, il senso di tanti anni di fatica, frustrazioni, buio senza più riuscire a immaginare la luce che in fondo da qualche parte avrei desiderato intravedere.
Ricordo, anni fa, la nostra amica che condivideva con noi in lacrime il modo in cui fu ucciso suo padre, e oggi siamo riusciti ad accompagnarla a salutarlo sulla sua tomba.
Sento il sapore degli abbracci strettissimi tra le tende dei campi profughi, dove ogni tanto portavamo a un’altra nostra amica l’abbraccio della mamma, da tanti anni ormai in Italia con un’altra parte della famiglia.
Il sapore di questo abbraccio oggi è familiare, ma ci stringiamo davanti l’ingresso della sua casa di infanzia.
È ora di andare, salutiamo tutti con il cuore pieno di gioia.
Anche la nostra amica continua ad avere sul viso questo suo sorriso stampato.
“È il cielo che vi ha mandato qui con me a fare questo viaggio. Da oggi avete ben tre case a Qusayr, quella di nonno da parte di mamma, quella di nonno da parte di papà e quella in cui sono cresciuta. Sono casa vostra! Il prossimo anno mangeremo insieme i frutti degli alberi dei loro giardini”.
Queste case sono tutte mezze distrutte… ma è un inizio.
Abbiamo vissuto 12 anni a 5 chilometri dal confine siriano, ma oggi la Siria non è mai stata così vicina.
Cip





