18 Settembre


A due anni dall’uccisione di sei ragazzi Ghanesi, avvenuta il 18 settembre 2010 a Castel Volturno per mano di camorristi facenti capo al boss Giuseppe Setola, la memoria ci chiama ancora. Chiama forte le nostre coscienze, affinchè questi eventi non passino sotto silenzio.

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Fotogramma di uno stato di diritto. L'italia.


Sono le quattro e trenta del mattino, come al solito K. si sveglia per andare in uno dei tanti Califoo Ground, i luoghi, solitamente rotonde lungo le strade della provincia casertana, dove si recluta la manodopera a basso costo. Se sei fortunato ti capita di trovare due o tre giornate di lavoro durante tutto l'arco della settimana e gli altri giorni torni a casa a mani vuote, (sempre se una casa ce l'hai e non dormi per terra in un centro d'accoglienza come K). Se sei fortunato finita la giornata ti verranno realmente dati i tuoi venticinque/trenta euro per dodici ore di lavoro duro nei campi e non verrai minacciato, insultato o addirittura picchiato. Se sei fortunato.

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Vite illegalizzate


E' appena finita la partita che ha qualificato il Paraguay ai quarti di finale. Siamo seduti su divani e materassi in una stanza ordinatissima, usata allo stesso tempo come salotto privato e baretto fai da te. Questo martedì ci si ritrova qui a discutere con gli immigrati del quartiere e a cercare di dare un po' di chiarimenti riguardo alla situazione legale di ciascuno. Siamo circa una quindicina di persone riunite, un concentrato di vissuti diversi e uno squarcio significativo su ciò che voglia dire oggi essere straniero in Italia. Meno della metà delle persone presenti è in possesso di un permesso di soggiorno.

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Le donne sulla Domiziana


Rosy ha circa 42 anni, nata in Ghana e' in Italia da 25 anni. Lavora come mediatrice culturale presso la commissione territoriale per i rifugiati. È vedova da 13 anni e madre di tre figlie che ha “tirato su” da sola.

"Un tempo le cose erano diverse…"

Venticinque anni fa, una donna africana qui faceva la domestica nelle case di Napoli e Pozzuoli. Per esempio non c’erano i servizi pubblici per andare a lavorare da Castel Volturno a Napoli e le persone più povere erano costrette a fare l’autostop.
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Qui le cose non si mettono bene...


“Qui le cose non si mettono bene”! Era solo una percezione generale che ci portavamo dentro e che, come una goccia d'olio, emergeva sopra i tanti discorsi ascoltati, sopra gli slogan recitati, una volta finito il giro di interviste a tutti i candidati alla carica di primo cittadino di Castel Volturno. [1] [2] Alle elezioni comunali di fine marzo non ci sono state grandi sorprese: con il 53,5% dei voti, ha stra-vinto l' esponente per il Popolo delle Libertà, Antonio Scalzone, che per tutta la campagna è rimasto su posizioni “molto nette” in materia di immigrazione.

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