Situazione attuale

Ad aprile, la ONG Aegean Boat Report ha segnalato l’arrivo sulle coste greche di 40 navi (1019 persone) e il respingimento di 7 navi (177 persone) verso le coste turche.

Il continuo ricorso alla pratica del pushback in violazione dei Diritti Umani fondamentali delle persone in movimento sta mettendo a rischio anche la collaborazione tra il governo greco e l’agenzia di controllo delle frontiere europee, Frontex. Secondo il Responsabile dei Diritti Fondamentali Jonas Grimheden, Frontex si trova davanti alla scelta di cessare le proprie operazioni o chiedere un intervento sanzionatorio da parte della Commissione europea.

In un’intervista, il nuovo Ministro per le Migrazioni e l’Asilo Makis Voridis, entrato in carica dopo il rimpasto governativo di marzo scorso, ha criticato l’attuale sistema di gestione europea delle richieste d’asilo, dichiarando che la Grecia “non sarà molto amichevole” qualora ricevesse delle richieste di rimpatrio provenienti dalla Germania. Il Ministro commentava in questo modo la sentenza del 16 aprile scorso della Corte federale amministrativa di Leipzig che ha trovato illegittima una richiesta di asilo presentata da due persone migranti provenienti dalla Grecia e già titolari di protezione internazionale, applicando il principio del regolamento di Dublino secondo il quale i richiedenti asilo possono presentare le proprie richieste solo nel Paese di primo arrivo.

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Nel mese di marzo Aegean Boat Report ha registrato l’arrivo di 1.911 migranti sulle coste greche ed ha riportato che la guardia costiera turca ha intercettato 61 imbarcazioni, bloccando un totale di 1.379 persone. La stessa ONG ha poi segnalato il respingimento illegale di due imbarcazioni, con a bordo 55 persone, che avevano già raggiunto le acque greche.

Sul versante politico, la lotta all’immigrazione illegale e l’aumento dei respingimenti sono diventati il cavallo di battaglia del neoeletto Ministro per l’immigrazione Makis Voridis, che promette una stretta anche sulla gestione dei migranti legalmente residenti nel Paese.

In questo contesto, la delibera del Consiglio di Stato greco di annullare una precedente decisione ministeriale che designava la Turchia come “Paese terzo sicuro” per le persone provenienti da Siria, Afghanistan, Somalia, Pakistan e Bangladesh è stata accolta dai Difensori dei Diritti Umani come un importante passo avanti.

Tuttavia, la situazione nei campi resta allarmante. In particolare, a Ritsona, l’isolamento prolungato del campo continua a limitare l’accesso ai servizi essenziali, rendendo difficile per i residenti raggiungere l’ospedale. Sono stati registrati numerosi casi di persone con gravi patologie, bisognose di cure settimanali, impossibilitate a raggiungere l’ospedale e costrette a sostenere da sole le spese di trasporto.

A livello internazionale, la nuova regolamentazione proposta dalla Commissione Europea per facilitare l’espulsione dei migranti irregolari, la sospensione del diritto d’asilo per i migranti provenienti dalla Bielorussia decisa dalla Polonia e la conversione dei centri in Albania in Centri per il Rimpatrio, voluta dal Consiglio dei Ministri italiano, riflettono un clima di crescente ostilità verso le persone in movimento.

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Situazione attuale

L’ONG Aegean Boat Report nel mese di febbraio ha registrato 1.602 persone arrivate sulle isole greche. Inoltre ha rilevato 46 imbarcazioni oggetto di respingimento, per un totale di 999 persone vittime di pushback.

Nel mese di gennaio la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha condannato la Grecia riconoscendo che la pratica dei respingimenti violenti operati nei confronti dei migranti verso le coste turche rappresenta una prassi operativa consolidata. Ne è seguita la condanna e il risarcimento ad una donna turca che è stata trattenuta e respinta dalle Autorità greche senza che fossero prima valutati i potenziali rischi del suo ritorno in Turchia, violando quindi le norme del Diritto internazionale.

Rispetto invece al contesto più ampio della rotta balcanica si segnala il rapporto pubblicato dal Tavolo Asilo e Immigrazione, riguardo al tema dei campi esternalizzati in Albania dal titolo “Oltre la frontiera. L’accordo Italia-Albania e la sospensione dei Diritti”, è disponibile QUI.

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Il mese è iniziato con una conferenza stampa riguardante gli ostacoli burocratici alle vite dei richiedenti asilo siriani in seguito alla caduta di Assad, i controlli alle frontiere, il congelamento dei processi di asilo, e le condizioni di vita nei campi di accoglienza. A questo evento è seguito il “CommemorAction”, una manifestazione che ha visto radunarsi a Syntagma, davanti al parlamento di Atene, alcune centinaia di attivisti e richiedenti asilo che, dopo alcuni proclami al megafono, sono partiti per un corteo nelle strade limitrofe, ben scortati da numerosissimi agenti in completo antisommossa. La commemorazione ha riguardato le persone che sono state uccise ai confini e ha invitato a lottare per la giustizia, contro la “fortezza Europa”, i controlli alle frontiere e la guerra alle persone migranti.

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Dal report di gennaio della ONG Aegean Boat Report, che monitora la situazione degli arrivi via mare sulle isole greche, emerge che nel mese di gennaio gli arrivi sono diminuiti del 16,6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

La ONG ha registrato anche a gennaio numerosi pushback, pratica illegale secondo il diritto internazionale. In particolare la ONG ha registrato 14 pushback messi in atto dalla Guardia Costiera greca, per un totale di 457 bambini, donne e uomini respinti mentre tentavano di raggiungere le isole greche. Lo stesso Report dichiara che queste pratiche avvengono dietro gli ordini del governo greco e senza reazioni da parte dell’Unione Europea.

La maggior parte dei richiedenti asilo non ha abbastanza conoscenze giuridiche sul funzionamento del processo di riconoscimento dello Status di rifugiato e quindi fatica a far valere i propri Diritti.

Inoltre continuano le difficoltà per le persone siriane di vedere accolta la loro domanda di protezione a causa della situazione politica molto precaria in Siria: l'attesa per le interviste si è allungata notevolmente, anche fino a 11 mesi.

Questo malessere generale è stato il motore per una protesta che si è svolta nei pressi del campo di Malakasa e di Schisto, organizzata spontaneamente dalle persone che soggiornano nel campo stesso.

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Situazione attuale

La notizia della caduta del regime di Assad in Siria ha colpito anche le persone in movimento siriane in Grecia, che temono di essere rimpatriate in seguito alla dichiarazione del Governo greco che assieme a altri Governi europei hanno sospeso l’esame della loro domanda d’asilo dopo sole 24 ore dalla fuga di Assad. Amnesty International ha denunciato la discriminazione intrinseca in questa politica temporanea: «La situazione in Siria è estremamente instabile. Cinque decenni di brutalità e repressione non possono essere superati dall’oggi al domani. I Paesi europei devono immediatamente revocare le decisioni di sospendere le domande di asilo dei siriani e respingere ogni proposta di rimpatrio o restrizione al ricongiungimento familiare».

L’ONG Aegean Boat Report ha registrato nel mese di dicembre 17 respingimenti illegali da parte della guardia costiera greca. Una buona parte di questi pushback sono stati realizzati lasciando le persone alla deriva su zattere di salvataggio. Proprio il 31 dicembre, appena prima della mezzanotte, l’equipaggio della guardia costiera greca ha bloccato a largo di Samos un’imbarcazione con a bordo una quarantina di persone di cui 23 bambini.

Anche il mese di dicembre è stato caratterizzato da diversi naufragi in tutto il Mediterraneo.

Le condizioni di vita delle persone che abitano nei campi profughi sulle isole e sulla terraferma sono ulteriormente peggiorate nel corso di questo mese.

L’arrivo della neve e di piogge frequenti porta a vivere situazioni di freddo e umidità costanti, unite al fatto che spesso entra acqua nei caravan e nelle tende. Molti abitanti lamentano che i sistemi di riscaldamento nei caravan non funzionano e in alcuni campi mancano perfino le coperte per i nuovi arrivati.

Anche la situazione sanitaria, aggravata dalle basse temperature, è stata allarmante nel mese di dicembre. La scarsa presenza di medici generali, la mancanza di medici specializzati e l’assenza di ONG di supporto sanitario durante le vacanze invernali hanno gettato le persone in una sensazione di solitudine e di abbandono.

Altri gravi problemi riguardano la presenza di topi e scarafaggi nei caravan e la qualità del cibo che viene distribuito all’interno dei campi. Molte persone riportano che gli alimenti hanno un pessimo odore e sembrano andati a male e talvolta sono infestati da vermi.

I tempi di attesa per l’elaborazione delle domande d’asilo continuano ad essere particolarmente lunghi, ad alcune persone viene dato appuntamento per l’udienza anche a distanza di dieci mesi.

Gli abitanti dei campi denunciano anche una scarsa collaborazione da parte degli uffici amministrativi all’interno delle strutture aperti, peraltro, solo poche ore al giorno. Alcuni richiedenti asilo hanno riportato anche episodi di razzismo da parte degli operatori dei campi, raccontando di essere trattati o come bambini o come animali.

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