Domenica scorsa tutti i cileni sono stati chiamati a votare per eleggere 50 persone che faranno parte dell’assemblea che dovrà verificare la nuova costituzione, che è già in gran parte scritta da un gruppo di circa 70 esperti. Il tempo per “lavorare” su questa nuova carta costituzionale sarà di sei mesi, dopodiché si tornerà alle urne per approvarla o rifiutarla.
“Rechazar por una mejor” “rifiutarla per una migliore” è stato il motto di molti partiti nel settembre 2022 quando la prima bozza costituzionale è arrivata alle urne. La stragrande maggioranza dei cileni l’ha infatti rifiutata.
La prima bozza nasceva da un’assemblea di 155 membri, molto diversa da quella eletta domenica.
Il processo costituente arrivava dopo la grossa pressione fatta dalla società civile che dall’ottobre 2019 aveva iniziato a scendere in piazza per chiedere più diritti e una società più giusta.
L’estallido social che aveva lo scopo di cambiare questo Paese è stato un grosso movimento di massa che lo Stato e il Governo Piñera hanno tentato di fermare con una repressione a tratti feroce.
Le premesse c’erano: la pressione popolare aveva spinto il Presidente ad accettare un processo democratico di cambiamento della carta costituzionale attualmente vigente, (carta costituzionale scritta durante la dittatura di Augusto Pinochet); le elezioni per il nuovo Presidente hanno poi visto eletto Gabriel Borić, un Presidente progressista, di sinistra ed ex leader studentesco.
È morto l’uomo non il suo sogno
Erano i primi anni settanta. Da circa un decennio in Cile si stava lottando per la redistribuzione della terra. La riforma agraria stava diventando realtà anche grazie alla spinta del nuovo governo di Salvador Allende. Un gruppo di mapuche, costretto a vivere in vere e proprie “riserve” dalla cosiddetta “Pacificazione della Araucania”, si stava organizzando per “recuperare” la propria terra ancestrale rubata.
L’esercito cileno dal 1861 al 1883 ha praticamente compiuto un genocidio della terra mapuche e del suo popolo, che fin dal 1600 aveva stipulato accordi di Pace con la corona spagnola, creando di fatto un regno indipendente a sud del fiume Bio Bio. Questo massacro è chiamato “Pacificazione della Araucania”.
Durante quegli anni il fermento politico in tutto il Cile era molto forte, studenti del nord scendevano al sud per mettersi al servizio dei contadini, i dibattiti e il confronto generavano speranza in un futuro più giusto dove quello che era stato tolto sarebbe stato restituito.
I mapuche sono il popolo della terra e senza terra perdono la loro forza; non la considerano una cosa da possedere o sfruttare.
Mapuche in difesa della laguna
Il lonko della comunità Triftrifko di Galvarino denuncia la desertificazione della laguna presente su un terreno che hanno da poco recuperato. Questo processo sarebbe causato, secondo le comunità Mapuche, da una monocoltura di ciliegie, proprietà di una grande multinazionale adiacente al territorio della comunità. Quella che una volta si presentava come un'ampia laguna, dimora di molte specie animali e vegetali, è ora ridotta ad un piccolo e paludoso acquitrino. I mapuche della zona sono, quindi, decisi a lottare per la salvaguardia di questo luogo senza accettare compromessi, soprattutto di tipo economico.
Commemorazione
A febbraio alcune comunità Mapuche hanno marciato per le vie della città di Panguipulli accanto ai parenti e agli amici di Macarena Valdes, Rubel Collio, Emilia Bau, Eloy Alarcon e Francisco Martin. Abbiamo ascoltato le loro parole piene di rabbia e sofferenza verso un sistema economico e sociale che li ha privati dei loro affetti perché impegnati a difendere il territorio Mapuche, parte della Terra di tutti, dall'estrattivismo e dalle multinazionali che devastano il pianeta per fini economici. Le vittime erano tutte impegnate in modi diversi in varie lotte contro grandi ed invadenti progetti immobiliari o estrattivisti a beneficio di pochi ricchi e a danno della maggior parte degli abitanti. Quello che colpisce di più delle parole di chi è rimasto, è la voglia di continuare a combattere per la giustizia e per la verità, affinché vengano condannati i colpevoli di questi delitti. Il grido della marcia era "Mari Chiwueu", per ognuno che cade se ne rialzeranno dieci.
Tra natura e imprese
La situazione del popolo Mapuche (“popolo della terra”) in Cile è molto complessa e delicata.
Come popolo originario, i Mapuche hanno diritto al riconoscimento e al rispetto della loro identità culturale, della loro lingua, delle loro tradizioni e della loro storia.
Tuttavia, quest’ultima è stata segnata (da sempre) da conflitti con lo Stato cileno e da politiche di assimilazione.
Da secoli i Mapuche, l’unico popolo originario in Cile ad essere riuscito a resistere all’invasione da parte dei colonizzatori spagnoli, sono in lotta per il recupero e la rivendicazione del territorio che gli spetta di diritto.
Il conflitto principale riguarda, in particolare, il controllo e la gestione del wallmapu (“tutto il territorio Mapuche”), ricco di risorse naturali.
Le società di estrazione di tali risorse e le multinazionali hanno spesso ignorato i diritti dei Mapuche, portando ad una serie di scontri e proteste.
Allo stesso tempo, le politiche di sviluppo economico, di modernizzazione e omogeneizzazione ad uno standard europeo e occidentale dello Stato cileno, hanno trascurato le esigenze e le richieste del popolo Mapuche, portando ad una serie di disuguaglianze sociali ed economiche.
All’interno di questa cornice troviamo nel sud del Cile, a Pargua, provincia di P.to Montt, quattro imprese (norvegesi e danesi) che producono mangime per i salmoni.





