Belgrado: "più dell'autonomia, ma meno dell'indipendenza"
L'unico piano finora elaborato da Belgrado mira a creare un sistema di garanzie istituzionali a difesa della minoranza serba e delle altre minoranze kossovare e dunque non si pronuncia direttamente sulla questione dello status finale (su cui viene mantenuto fermo il contenuto della Risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU). Il piano (A plan for the political solution to the situation in Kossovo and Metohija) propone l'istituzione di un regime di autonomia territoriale per i serbi in cinque "distretti o entità territoriali" (la "Regione"): a) il distretto del Kossovo Centrale; b) il distretto del Nord del Kossovo; c) il distretto del Bacino del Fiume Kossovo-Morava; d) il distretto della Montagna Sarplanina; e) il distretto della Metohija. Questi cinque distretti godrebbero di istituzioni proprie, poteri molto estesi e rilevanti e autonomia finanziaria. I serbi al di fuori della "Regione" godrebbero invece di un'autonomia "personale e culturale" attraverso l'esercizio di diritti collettivi speciali.
Pristina: "indipendenza non negoziabile"
La delegazione kossovara auspica la nascita della "Repubblica Kossova", entità statale indipendente dalla Iugoslavia, smilitarizzata, protetta dalla comunità internazionale e aperta agli stati confinanti. La posizione è molto ferma: l'indipendenza non è negoziabile con Belgrado in quanto logica conseguenza della vittoria di una guerra il cui scopo era proprio l'autodeterminazione del Kossovo. Nonostante le tensioni latenti nell'area, Kosumi parla di istituzioni stabili, funzionanti, responsabili e volte all'edificazione di una società sempre più libera, democratica e rispettosa delle minoranze.
La Serbia d'altro canto si appella al principio dell'integrità del territorio nazionale sulla base della Risoluzione 1244; giustifica i bombardamenti della NATO come strumento di pressione su Belgrado per porre un freno alla pulizia etnica degli albanesi nella sua provincia; teme il possibile effetto destabilizzante che una proclamazione del Kossovo a stato indipendente avrebbe sul resto dei Balcani; non ammette che il rispetto dei più elementari diritti umani della minoranza serba siano subordinati al conseguimento dell'indipendenza; e infine non si spiega poi perché il "principio di autodeterminazione nazionale" dovrebbe essere perseguito per gli albanesi del Kossovo, ma non per i serbi della Repubblica Srpska in Bosnia-Erzegovina, protettorato internazionale con approssimativamente lo stesso numero di abitanti del Kossovo e soprattutto composizione etnica simile, anche se di proporzioni inverse (il 90% della popolazione è serbo).
Una proposta di divisione
Tale opzione era sostenuta dal Movimento di Resistenza Serba del Kossovo, guidato da Momcilo Trajlovic.
Un'analoga ripartizione del territorio è stata teorizzata dallo storico Roberto Morozzo della Rocca nel saggio Il Kossovo vuole l'America, ma l'America non pensa il Kossovo, pubblicato su Limes-Rivista italiana di geopolitica n. 1 del 2005. La sua proposta prevede di offrire alla Serbia la striscia settentrionale del Kossovo (a nord della città di Mitrovica), essendo i due terzi dei kossovari di etnia serba già concentrati nell'area a nord di Mitrovica e considerata la prossimità alla Serbia. Tuttavia una simile spartizione provocherebbe il trasferimento di centinaia di migliaia di albanesi dal nord al sud; le miniere della Trepca potrebbero rappresentare in futuro una delle fonti di approvvigionamento più rilevanti per la rinascita economica kossovara; mentre i nazionalisti serbi vivrebbero la cessione di alcuni siti sacri della "serbità" come offesa all'orgoglio nazionale.


