COMUNICATO STAMPA 

Venti volontari dell'Operazione Colomba, il Corpo Nonviolento di Pace della Comunità Papa Giovanni XXIII fondata da don Benzi, da ieri sono andati a vivere in quattro villaggi del Kossovo a rischio scontri: tre enclave serbe ed un villaggio albanese situato nella zona nord di Mitrovica a
maggioranza serba.
Giovani volontari con un età compresa tra i 22 e i 33 anni, che hanno scelto di dare il loro contributo in situazioni di forte precarietà, condivideranno per 10 giorni la vita con le famiglie  di questi villaggi. 

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Diario dal Kossovo

Sono le 6 di sera di lunedì quando entro nella sede di Radio Gorazdevac dove ho appuntamento con D., il ragazzo di 24 anni che dirige le attività della radio e che ha accettato di incontrarmi per  una piccola intervista. Il paese è già immerso nel buio da un paio d’ore visto che, come spesso avviene da queste parti, manca la corrente. La sede della radio è rischiarata solo dalle luce di un paio di candele. D. ha 24 anni, studia giornalismo all’ università di Belgrado e ci mette subito a nostro agio (me e Nikolina, una ragazza croata anche lei volontaria di Operazione Colomba che, conoscendo perfettamente la lingua, fa da traduttrice per l’ occasione). “La radio è nata nel 2000- comincia a raccontare D.- subito dopo la fine dei bombardamenti della NATO. Durante la guerra molti serbi sono scappati lasciando le loro case e Gorazdevac è uno dei pochi villaggi nel quale hanno abitato serbi sia durante che dopo il conflitto. 

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Cari amici,
ancora una volta in pochi mesi siamo noi volontari del Kossovo a chiedervi aiuto. Lo facciamo perchè il prossimo mese potrebbe rappresentare un momento critico per il Kossovo.
Dopo 8 anni di amministrazione internazionale la popolazione vede frustrate le proprie aspettative.  Gli abitanti di etnia albanese dopo anni di promesse esigono ora che sia concessa l'indipendenza, in essa ripongono sogni di una vita "normale" rappresentata da un aumento dell'occupazione e della sicurezza circa il proprio futuro. Gli abitanti di etnia serba per contro vivono con terrore la prospettiva di un Kossovo indipendente dove non sentono garantiti i propri diritti e dove una politica poco realista fa ancora credere loro che sia possibile tornare indietro ad un Kossovo sotto la sovranità serba. Le altre etnie presenti in Kossovo, spesso discriminate e guardate con sospetto dall'una e dall'altra parte, rischiano di trovarsi nuovamente stritolate tra le due opposte rivendicazioni.
Il 10 dicembre dovrebbero concludersi gli ennesimi colloqui fra la delegazione serba e quella albanese. Tutto fa pensare che un accordo NON ci sarà.

 

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Diario dal Kossovo

Nella città di Peja/Peć in questi giorni si respira un’aria di festa, il corso del centro è affollato di persone e sembra quasi che le tensioni siano solo un lontano ricordo. La popolazione albanese di religione islamica celebra infatti, dal venerdì alla domenica, la festività del “piccolo Bajram”(parola di origine turca), che sancisce la fine del periodo del Ramadan. Per tre giorni quindi, la tradizione vuole che le abitazioni delle famiglie musulmane siano aperte alle visite di amici e parenti, in modo tale da poter così celebrare all’interno delle proprie mura domestiche questa festività. Questa ricorrenza ha una origine molto antica legata alla dominazione dell’ impero ottomano, il quale esercitò il proprio potere su questa regione per ben cinque secoli a partire dal 1389, anno della battaglia di Kossovo Polje.

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