Diario dal Kossovo
Sono le 14, fra poco meno di un'ora partirà il mio treno, seduto su una panchina della stazione termini osservo i passanti. Alcuni partono, altri arrivano, ma tutti corrono.
La nostra società diventa ogni giorno più frenetica, le azioni si compiono in modo meccanico, perdendo di ogni significato. Per qualche mese le lancette del mio orologio si arresteranno, saranno i rapporti umani a scandire il mio tempo.
Sono in partenza per il Kossovo, andrò a condividere la mia vita con le persone che subiscono il conflitto ma che non hanno scelto di farne parte.
Non so molto del Kossovo, questa potrebbe sembrare una mancanza ma è il mio punto di forza. Partire senza un idea ben definita del conflitto mi permetterà di non crearmi pregiudizi che limiterebbero la mia visione degli eventi. Cercherò, per quanto possibile, di eliminare ogni vincolo culturale e di non schierarmi con nessuna delle due parti in conflitto ma solo contro l'ingiustizia.
Srebrenica ed io, rivoltata come un calzino
Diario dal Kossovo
Fabri una volta a un convegno ha detto “più sono in Kossovo e meno ci capisco”. Non vale solo per il Kossovo, ma per tutti i Balcani mi sa. Non ho girato i Balcani molto, per niente direi, vivo in Kossovo da ormai quasi tre anni e un anno fa circa sono stata per qualche giorno a Prijedor in Bosnia e Herzegovina, e ora a fine agosto per una settimana a Srebrenica, cittadina in Bosnia vicino al confine con la Serbia. Sono tornata e so di non sapere niente, di capire sempre di meno. Sono stata li assieme a quattro dei “nostri ragazzi” del Kossovo e li poi abbiamo conosciuto un sacco di gente favolosa.
Kossovo: Intervista al capo della missione Eulex
Radio Gorazdevac
Intervista al capo della missione EULEX in Kossovo, Yves De Kermabon - 25.08.2008
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Tornando in Italia...
Diario dal Kossovo
Dopo aver conosciuto la quotidianità in Kossovo, vivo in casa mia come se fossi in un’altra dimensione. Come se mi trovassi in uno spazio sospeso tra Peja/Peć e Bologna. Devo staccarmi da dove sono partita e rimmergermi nella vita di tutti i giorni. Non è facile. Non è facile perché la gente che ho intorno ormai ha la nausea di sentire: “Sapete che in Kossovo ho visto, ho fatto, ho sentito…”. Vorrei aver il dono che hanno certi giornalisti di gossip che sanno catturare l’attenzione dei loro lettori… vorrei riuscire a incantare come mi sono incantata io.
Il più bel giorno della mia vita
Diario dal Kossovo
Immaginate un possibile servizio di Studio Aperto, una giovane giornalista alla caccia di ignari passanti con una domanda tanto profonda quanto altrettanto facile da rendere banale: “Qual è stato il giorno più bello della tua vita?”. Ed eccoli tutti pronti a rispondere senza esitazione; c'è la mamma che ricorda immediatamente il giorno del suo matrimonio, la vecchietta la nascita del nipotino, il ragazzino la vittoria ai mondiali. E invece qui a Goradevac la risposta di un ragazzo serbo di 18 si distacca da qualsiasi possibile previsione. “È stato il più bel giorno della mia vita!” Questo è stato il suo giudizio di una giornata assolutamente particolare: dopo 18 anni passati quasi esclusivamente in una enclave, con qualche rarissimo salto a Peja/Peć, la città più vicina al villaggio, per la prima volta ha fatto un giro del Kossovo, visitando Pristinë/Priština, così vicina ma al tempo stesso così impossibile da raggiungere per un ragazzo di Goradevac.


