Diario dal Kossovo

Ecco oramai sono alla fine del mio viaggio, più che una fine forse un vero inizio. Goraždevac mi ha fatto capire che mi devo riprendere la vita. Vivere una vita da protagonista nella mia quotidianità patinata. E’ molto più difficile ingoiare il boccone della quotidianità. Sto bene nella realtà crudele del Kossovo. Nel centro di Peja/Peć la polizia spara ad altezza uomo, nessun morto fra la gente che balla in discoteca. La musica continua nonostante tutto, la gente balla e noi passiamo come se fosse la cosa più normale, in strada con F. parliamo in italiano e quando le parole non bastano ci soccorre l’inglese. Seduti al bar beviamo una coca mentre fuori la gente si muove, scappa con discrezione mi sembra un po’ Tel-Aviv una striscia di confine.
Dicono che i Balcani sono la polveriera d’Europa, pronti ad esplodere da un momento all’altro, ma io vedo solo gente che lavora e magari esce e si diverte.

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 Diario dal Kossovo

Sono due giorni che sono a Peja/Peć in mezzo al più profondo Kossovo, 24 ore di autobus per arrivarci, frontiere, momenti di silenzio perchè ogni check point può essere l’ultimo che vedi. Sono venuta in Kossovo con la mia amica M. che, serba, a ogni check point mi ha tenuto la mano tesa, spaventata.
Più spaventata di me che forse non mi importa neanche tanto di me stessa e delle cose che potrebbero succedere.
A M. è stato detto  che gli albanesi sono i nemici sono quelli che bruciano le case, che stuprano, in poche parole sono i tuoi nemici.
Questo lo respiravo con lei a Mitrovica, una città separata da un ponte, da un lato i serbi dall’altro gli albanesi, in mezzo l’esercito della Nato e le forze di sicurezza ONU.
“Non parlarmi serbo è pericoloso, parliamo solo inglese”.

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Diario dal Kossovo

Qualche giorno fa D., una signora serba che da 12 anni vive a Goraždevac (enclave serba nei pressi di Peja/Peć), ci ha chiesto se la potevamo accompagnare a vedere il villaggio dove era nata e cresciuta, a vedere la sua casa distrutta e a visitare la tomba di suo padre, sepolto li.
Onestamente ero un po’ nervosa, un accompagnamento in una zona del Kossovo dove non andiamo spesso, in un villaggio di cui non conosciamo la storia ma solo che al momento è a maggioranza albanese… e portare una donna serba a vedere il cimitero e la casa distrutta… si, ero un po’ nervosa, non tanto per quello che ci poteva accadere, quanto più per la tensione che si poteva creare…tanti pensieri mi balenavano per la testa…

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"Cosa succede in Kosovo?" è il titolo dell’incontro pubblico organizzato da Ya Basta Trento in collaborazione con Osservatorio sui Balcani che si è svolto a Trento lo scorso 27 marzo 2008 presso il Centro Sociale Bruno.
Durante l’incontro c’è stata una testimonianza di un nostro volontario e di alcuni ragazzi che fanno parte dei gruppi di elaborazione e analisi del conflitto promossi dall’Operazione Colomba in Kossovo.

Resoconto della serata

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I ragazzi del “programma parallelo” nei mesi scorsi hanno analizzato il problema della disoccupazione in Kossovo con il triangolo rovesciato di Hildegard Goss-Meyer.
Hanno così stabilito che uno dei pilastri che sostiene il problema della disoccupazione è il sistema scolastico che non funziona bene, soprattutto per colpa della molta discriminazione presente all'interno delle scuole e delle mancanze strutturali delle scuole stesse.

Anche se siamo ormai verso la fine dell'anno scolastico, i ragazzi hanno deciso di fare un'azione visibile, sia per dare alla loro analisi una svolta concreta, sia per entrare in contatto con altri giovani e farsi dunque conoscere.

Hanno dunque pulito la scuola superiore economica, coinvolgendo circa 40 studenti della stessa scuola.
Forse un gesto piccolo che non cambierà il mondo, ma un gesto molto importante per cominciare a cambiare loro stessi e la loro società.
Lavoreremo anche nei prossimi mesi lungo questo percorso, per far si che diventino loro stessi la forza che può cambiare il posto dove abitano.
S.

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