Situazione attuale
Siria
A fine ottobre il capo della Commissione Internazionale Indipendente d’Inchiesta per la Siria ha passato in rassegna gli aspetti che hanno portato la Siria a trovarsi nella situazione peggiore degli ultimi quattro anni. Il rapporto si sofferma soprattutto sull’impennata dei bombardamenti che bersagliano in maniera sprezzante i civili.
Purtroppo questa situazione è stata confermata anche a novembre in maniera atroce attraverso gli attacchi soprattutto nel nord ovest della Siria dove, il regime e la Russia, utilizzano armi proibite da Convenzioni internazionali (come le bombe a grappolo e ordigni incendiari), bersagliando campi profughi di sfollati interni, ritenuti quartier generali di gruppi armati, e civili inermi come nel caso dell’attacco del 25 novembre: un bombardamento nella provincia di Idlib ha fatto 9 vittime, tra cui una donna e sei bambini, mentre erano alle prese con la raccolta delle olive.
Libano
Il sud del Paese ormai affronta un intensificarsi degli scontri e bombardamenti che oltrepassano il confine e raggiungono zone abitate dalla popolazione civile.
Un drone israeliano si è spinto fino al cuore meridionale del Libano, colpendo nei pressi di Jezzine e Nabatiye.
L’IOM conta più di 55.000 sfollati interni (in questo frangente storico di crisi economica, sicurezza compromessa e difficile accesso a servizi di base come ospedali), che sono costretti a fuggire ricongiungendosi ai parenti o muovendosi in zone dal costo della vita e prezzi degli affitti bassi, conseguentemente in aree remote non servite da infrastrutture e servizi adeguati.
Inoltre, il contesto meridionale ha una presenza di siriani che oscilla tra le 80.000 e le 140.000 persone di cui, al momento, risulta difficile capire quanti di questi si stiano spostando e secondo quali direttrici.
Le prime testimonianze raccolte, da chi è riuscito a spostarsi, dicono di come sia massacrante trovarsi difronte ad un’altra guerra, per di più nel fuoco incrociato, per cui ai siriani viene vietato di trasferirsi in località limitrofe a quelle dove vivevano per essere costretti ad andare via; si ha paura di rivolgersi alle istituzioni e forze di sicurezza libanesi per timore di essere trattenuti e riportati in Siria; si evita di stabilirsi in zone maldisposte alla presenza dei rifugiati.
Inoltre, l’UNHCR e il WFP annunciano, come risultato di un “processo di prioritizzazione”, una riduzione strutturale degli aiuti da fornire alla popolazione rifugiata di circa il 30% e che quest’anno non è previsto alcun winter cash, il tutto avviene alle porte dell’inverno e con un conflitto in corso.




