Situazione attuale e Attività volontari/e

Agosto 2025 in Masafer Yatta è stato caratterizzato da una fitta frequenza di attacchi da parte delle forze di occupazione israeliane ai danni della popolazione palestinese, vittima di un’operazione sempre più sistematica di pulizia etnica realizzata con invasioni dei villaggi palestinesi, aggressioni fisiche, spesso brutali, ed espansione territoriale.

Il 3 agosto i coloni hanno organizzato ad At-Tuwani una preghiera nei pressi della casa di Basil Adra, bloccando l’ingresso del villaggio per la nottata e durante le prime ore del giorno, con il supporto delle forze d’occupazione israeliane (esercito e polizia).

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Situazione attuale e Attività volontari/e

A luglio nel Masafer Yatta le forze di occupazione israeliane hanno usato varie strategie di attacco, perseguendo il tentativo di espulsione della popolazione palestinese dai villaggi.

Il 12 luglio alcuni coloni hanno forato 80 metri di tubature che fornivano acqua corrente al villaggio di Maghayr Al Abeed. Nello stesso periodo, il villaggio di Tuba è stato frequentemente invaso da coloni che con le greggi hanno pascolato nei pressi delle case del villaggio, e in vari modi hanno disturbato e intimorito i residenti.

Il 15 luglio sempre i coloni hanno attaccato una famiglia del villaggio di Susya, picchiando il padre di famiglia, a cui hanno rotto le dita di una mano.

Le aggressioni sono proseguite nel corso di tutto il mese: il giorno 24 nel villaggio di Shab El Boutum un gruppo di coloni ha attaccato i residenti, razziando le case e aggredendo fisicamente alcuni palestinesi: una donna è stata ricoverata in ospedale per lesioni, dimessa il giorno seguente.

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Situazione attuale e Attività volontari/e

A giugno, nella zona di Masafer Yatta, l’occupazione dei territori palestinesi si è tradotta in continue invasioni, aggressioni e intimidazioni dei coloni israeliani, con la complicità di esercito e polizia.

Le invasioni dei campi sono diventate praticamente quotidiane; il modus operandi è sempre lo stesso: i coloni, spesso armati, accedono con il proprio gregge alla terra, devastando i campi e provocando la reazione del pastore palestinese. In alcuni casi i coloni hanno addirittura aggredito fisicamente i palestinesi, legittimi proprietari delle terre, e danneggiato le loro abitazioni.

Gli sporadici interventi della polizia hanno sempre avallato l’operato dei coloni; in alcuni episodi la polizia ha concluso l’azione “sequestrando” (non si può parlare di arresto, la c.d. illegal abduction) i palestinesi colpiti, che non avevano commesso alcun illecito, solo perché esercitavano resistenza nonviolenta ad un sopruso.

Il villaggio di Khallet Athaba’, già colpito da pesanti demolizioni a febbraio e a maggio, è stato ancora oggetto di distruzione da parte delle forze di occupazione: il giorno 16 giugno sono state distrutte due case, quattro tende e quattro taniche d’acqua. Ormai restano in piedi solo due case e una scuola.

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Situazione attuale e Attività volontari/e

Nel mese di maggio, nella zona del Masafer Yatta, le forze di occupazione israeliane e i coloni hanno cercato con varie strategie di espellere forzatamente la popolazione palestinese da alcuni villaggi nell’area.

Il 5 maggio un convoglio di militari israeliani e bulldozer ha raggiunto il villaggio di Khallet Athaba’ e ha demolito il 90% del villaggio, poiché il villaggio si trova nella Firing Zone 918, una zona dichiarata di uso esclusivo per l’addestramento dei militari israeliani, dove tutti i villaggi palestinesi esistenti sono sotto ordine di demolizione. 28 adulti e 21 minori sono stati sfollati a causa delle demolizioni di 9 case, 6 grotte, 12 bagni e 6 pozzi con annessi pannelli solari, taniche di acqua, stalle per animali, il sistema idraulico e due sistemi di accumulo dell’energia elettrica solare.

Nonostante la devastazione, gli abitanti del villaggio hanno deciso di restare sulle proprie terre, in vista di una prossima ricostruzione.

I coloni israeliani dell’area, approfittando dell’instabilità generata dalla quasi cancellazione dell’intero villaggio, durante tutto il mese hanno portato le greggi al pascolo nel villaggio, distruggendo le coltivazioni dei palestinesi. Il 26 maggio hanno addirittura montato una tenda accanto a Khallet Athaba’ e si sono insediati in alcune grotte rimaste integre. Dallo stesso giorno, per almeno una settimana, i coloni hanno continuato a distruggere le coltivazioni e a danneggiare le proprietà palestinesi: sono entrati in casa delle persone, sputando in faccia alle donne e ai bambini, hanno rubato il mangime delle pecore, hanno svuotato le cisterne di acqua. Grazie alla complicità dell’esercito e della polizia israeliana, i coloni, rimasti impuniti, stavano per impossessarsi completamente del villaggio, se non fosse stato per la solidarietà dei palestinesi dei villaggi limitrofi. Infatti, in pochi giorni, la comunità palestinese del Masafer Yatta, grazie a un presidio permanente nel villaggio stesso, è riuscita a resistere alle violenze dei coloni, che hanno finalmente lasciato il villaggio portandosi dietro gli animali e la tenda.


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Situazione attuale e Attività sul campo

Anche ad aprile nei Territori Occupati vi sono stati numerosi attacchi dell’esercito israeliano e dei coloni contro la popolazione palestinese.

Operazione Colomba ha continuato ad accompagnare i palestinesi nella loro resistenza quotidiana nelle colline a sud di Hebron, lungo i pascoli, anche cercando di recuperare l’accesso a terre che altrimenti sarebbero perse.

Particolarmente significativi sono stati cinque episodi. Il 13 aprile un gruppo di coloni ha messo in atto un pogrom nei confronti del villaggio di Halawe, nella Firing Zone 918, una zona di addestramento militare istituita dall'esercito israeliano in territorio palestinese. Il villaggio è pressoché irraggiungibile per i gruppi di attivisti internazionali presenti nell'area, per via del divieto di entrare nella zona militare, pena il rischio di arresto. Le firing zone – sulla carta a esclusivo accesso militare, nei fatti abitate da coloni nazional-religiosi violenti – sono una delle strategie di occupazione di terre e di pulizia etnica della popolazione palestinese. Halawe, come il mese scorso Jinba, ha subìto l’attacco nella più totale invisibilità e impunità. Due ragazze minorenni sono state malmenate e otto palestinesi sono stati arrestati.

Il 17 aprile due coloni armati hanno invaso la terra di un palestinese del villaggio di Ar-Rakeez per appropriarsene, dopo giorni di intimidazioni e danneggiamenti degli ulivi. Come le volte precedenti, il proprietario si è recato sulla terra con uno dei suoi figli per difenderla. Uno dei due coloni ha iniziato a picchiare il ragazzo (16 anni), atterrandolo e prendendolo a calci. Di fronte alla violenza, il contadino palestinese (60 anni) è corso in direzione del figlio per proteggerlo, ma non ha fatto in tempo a raggiungerlo: l'altro colono, armato di fucile da guerra, gli ha sparato al polpaccio. In ospedale gli è stata amputata la gamba per salvargli la vita. Inoltre, i due palestinesi sono stati arrestati immediatamente: l'uomo ammanettato al letto di ospedale, sorvegliato a vista, il ragazzo in un carcere minorile. Tre giorni dopo, di fronte a una corte militare sono stati rilasciati su pagamento di una cauzione di 1.000 shekel (850 euro). I giorni successivi al tentato omicidio, i coloni, tra cui anche l’autore dello sparo, sono tornati quotidianamente sul posto. Il 20 aprile la famiglia, riunitasi al villaggio per presidiare il terreno, ha deciso di chiamare la polizia israeliana per denunciare i coloni ma, giunta sul posto, la polizia ha intimato alla comunità palestinese di non chiamarla più, asserendo che quella sia terra israeliana. Il 24 aprile il palestinese vittima dell’attacco è tornato a casa. Nel suo primo discorso ha manifestato l'intenzione di tornare sulla sua terra, anche senza una gamba, perché quella è la terra a cui appartiene e la difenderà anche se questo dovesse significare la morte.

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