È notte balcanica. I confini mi hanno sempre affascinato. Attraversando i Balcani ho avuto modo di osservarne parecchi, di percepirne il significato, di avvertire le mutazioni legate ad essi, di toccarli “materialmente”. L’accezione diffusa di confine è però ben lungi da ciò che intendo: si confondono i confini con le frontiere, non si fanno distinzioni fra i termini. Finita la Slovenia, i confini si trasformano in frontiere. Il confine come semplice linea di demarcazione fra comunità politiche, fisso, stabile, accettato, dunque facile da sdrammatizzare o meglio, desacralizzare: è successo in parte dell’Europa. La frontiera, meno definitiva, meno stabile, meno accettata, più viva, avamposto dell’ostilità, materiale. L’ex Jugoslavia è l’esempio palese della mutazione inversa: si alzano muri, si attribuisce sacralità a semplici linee, che perdono fascino per chi come me le ha sempre osservate con curiosità.
Diario dal Kossovo
Ormai sono passati circa 10 giorni dal mio ritorno da una breve visita (2-20.02.2010) al progetto dell’Operazione Colomba in Kossovo e mi chiedo di che cosa era pieno il mio zaino del ritorno? Faccio fatica a mettere ordine ed a condividere il vissuto in modo comprensibile sicuramente perché sono occupata in altro ma non solo per questo, anche perché la situazione lì mi è sembrata molto confusa ed impercettibile. Ma ci provo. Dall’Agosto del 2003 l’Operazione Colomba vive nell’enclave serba di Goradevac, circondata dalla maggioranza albanese con un progetto di riconciliazione. Come spesso accade ciò che mi colpisce in particolare e che mi porto nel viaggio di ritorno sono le persone ma questa volta ho la sensazione di portarmi via la sofferenza e la potenza delle persone. Non una sofferenza ed una potenza urlata, sbandierata e superficiale. Ma una sofferenza ed una potenza molto profonde, molto intense, molto coraggiose, molto dignitose e molto forti! Sofferenza e potenza che si percepiscono, si intravedono ed a volte solo si sfiorano per un attimo, dalle parole, dai movimenti, dagli occhi, dallo sguardo, dalla dignità, da una foto o da un sorriso. Sofferenza e potenza che si rispecchiano nella natura aspra, dura, spaziosa, massiccia e di una bellezza incontaminata e da bloccare il respiro.
dal Kossovo
Il Kossovo, dieci (e più) anni dopo
Era una primavera difficile, quella del 1999. Una primavera di guerra nel sud est dell'Europa, al di là dell'Adriatico. Mezz'ora appena di volo dalle nostre coste, poco più di un giorno per andarci via terra e mare. Il Kosovo compariva allora sulle prime pagine di tutti i giornali mondiali. Solo allora, bisognerebbe dire, visto il silenzio sui dieci anni precedenti, vissuti tra repressioni violente e resistenza non armata della popolazione albanese dopo la soppressione dell'autonomia decisa da Slobodan Milošević nel 1989. E vi compariva per una cosa terribile: la guerra. Guerra tra milizie dell'Uck albanese, che avevano abbandonato la nonviolenza, ed esercito serbo. Ma anche guerra aerea della Nato su tutta la Serbia. Guerra nostra quindi, perché erano anche italiani gli aerei che bombardavano città, ponti e perfino impianti petrolchimici a ridosso delle case.
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Dal Kossovo
Il Kossovo, dieci (e più) anni dopo
Era una primavera difficile, quella del 1999. Una primavera di guerra nel sud est dell'Europa, al di là dell'Adriatico. Mezz'ora appena di volo dalle nostre coste, poco più di un giorno per andarci via terra e mare. Il Kosovo compariva allora sulle prime pagine di tutti i giornali mondiali. Solo allora, bisognerebbe dire, visto il silenzio sui dieci anni precedenti, vissuti tra repressioni violente e resistenza non armata della popolazione albanese dopo la soppressione dell'autonomia decisa da Slobodan Milošević nel 1989. E vi compariva per una cosa terribile: la guerra. Guerra tra milizie dell'Uck albanese, che avevano abbandonato la nonviolenza, ed esercito serbo. Ma anche guerra aerea della Nato su tutta la Serbia. Guerra nostra quindi, perché erano anche italiani gli aerei che bombardavano città, ponti e perfino impianti petrolchimici a ridosso delle case.
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Diario dal Kossovo

Il 2009 è finito, ma i progetti con le persone in Kosovo no.
I rapporti con le persone del villaggio di Goradevac si intensificano sempre più e il rapporto con i ragazzi del Gruppo Studio di Peja-Peć, la facoltà d’arte di Prishtinë/Priština e i ragazzi di Gračanica vanno avanti con idee e progetti sempre nuovi. L’anno che è passato ha visto i volontari di Operazione Colomba impegnati in più fronti. Chi andava su e giù da Prishtinë/Priština per instaurare nuovi rapporti con i giovani, chi nel villaggio, che come già detto, oltre a mantenere i buoni rapporti con le persone tramite le visite alle famiglie e i lavori a chi si trova più in difficoltà, trova il tempo per sistemare nel migliore dei modi lo Yout Point, un centro di ritrovo messo su dal Tavolo Trentino con il Kossovo, attraverso l’equipe e l’Operazione Colomba, per i ragazzi di Goradevac e non.


