Οἱ μὲν ἰππήων στρότον οἰ δὲ πέσδων
οἰ δὲ νάων φαῖσ' ἐπ[ὶ] γᾶν μέλαι[ν]αν
ἔ]μμεναι κάλλιστον, ἔγω δὲ κῆν' ὄτ

τω τις ἔραται.


C'è chi dice sia un esercito di cavalieri,
c'è chi dice sia un esercito di fanti,
c'è chi dice sia una flotta di navi sulla nera terra
la cosa più bella, io invece dico
che è ciò che si ama.
 
(Saffo – Trad. A. D’Andria)

 

LA FINE DEL MIO SOGNO EUROPEO

Giorno 1 – Partenza

Non avevo mai visto Malpensa così spettrale e deserta, interi settori dell'aeroporto sono chiusi con l'ingresso sbarrato. Alla partenza siamo pochi, tutti muniti di documenti sanitari, dichiarazioni per il Governo greco, autocertificazioni per le autorità italiane, e mascherine: una trentina di greci che tornano a casa, qualche studentessa con gli occhiali alla moda, un hipster con l'aria da fotografo freelance, un paio di imprenditori, immancabilmente veneti. Aleggia ovunque profumo di igienizzante.
In volo basta un pacchettino di biscotti Papadopoulou e si è già in Grecia. Dal mio posto finestrino scorgo le isolette della Croazia illuminate dal sole, in un cielo di nuvolette pannose.

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2 dicembre, Mitilene (Lesbo)
Stamattina è arrivata la notizia di un naufragio nella zona di Palios, una barca con 32 persone a bordo provenienti dalla Somalia si è ribaltata.
Ci sono in corso le operazioni di recupero della Guardia Costiera, pare che in 30 siano stati salvati, mentre due corpi sono ancora dispersi.
A sera, è stato ritrovato il corpo di una giovane donna somala, l’altro ancora no.
Stasera sono andata a passeggiare sul lungomare di Mitilini, c’è un po’ di vento e ho bisogno di silenzio, le storie che arrivano dal campo profughi di Kara Tepe e le continue violenze che i richiedenti asilo subiscono qui sono forti e faccio fatica a digerirle.
Ho in testa il corpo della donna somala, ritrovato senza vita, morta mentre cercava di attraversare questo pezzo di mare dalla Turchia all’Europa.

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Volontari di Operazione Colomba e missionari della Comunità Papa Giovanni XXIII sono stati alcuni giorni a Lesbo (Grecia) per condividere e approfondire la situazione sull'isola, peggiorata ulteriormente dopo l'incendio del campo di Moria. I richiedenti asilo sono entrati in un nuovo campo dove, però, mancano ancora infrastrutture indispensabili come fonti d'acqua sufficienti, bagni e molto altro.