Sono in tenda, si sentono le gocce sbattere sul tetto, rimbombano in questo cubo che tutto sente.
Oggi è stata una di quelle giornate in cui mi son sentito affidato.
Una di quelle in cui scivoli verso un materasso, senza alcuna paura né della caduta né della discesa.
Una di quelle dove la vita ti prende a braccetto e ti chiede di seguirla.
Mi son sentito fortunato.
Ahmed il bambino cieco è come una cisterna di insegnamenti, in primis quello della vulnerabilità.
Le sue richieste mi arrivano così necessarie da lasciarmi meravigliato.
Vorrei quasi non smettesse mai di chiedere.
Strano.







