La tenda è logora, come tante in questo campo dimenticato nell’Akkar.
Le famiglie vivono una in fila all’altra, in questo cunicolo di esistenze schiacciate ma non sconfitte dalla guerra.
Questo insediamento è diverso da altri, qui c’è un finanziamento di uno sceicco saudita che da anni fornisce la possibilità a 350 persone divise in una cinquantina di famiglie di vivere senza pagare l’affitto della terra, a differenza della maggior parte dei profughi.
L’altro rovescio della medaglia consiste nel fatto che nel campo ci sono regole ferree, incluso l’obbligo della preghiera cinque volte al giorno nella moschea, pena l’esclusione dalla “comunità”; non si parla di politica e non sono ammesse critiche all’opera di chi gestisce; ogni nucleo deve fondamentalmente farsi gli affari propri se non vuole avere problemi.






