"È per colpa delle torture in carcere.
Hanno usato elettricità e gli hanno fatto diverse punture non meglio conosciute".
Così il dottore pone fine ai dubbi sull'origine della malattia di Sami, che è sempre meno lucido e da una settimana soffre di forti crisi epilettiche.
Lo abbiamo accompagnato a Tripoli e lui girava per la città con la moglie, facendo molta fatica a muovere ogni passo.
Soli trentacinque anni alle spalle e la prospettiva di un futuro normale negata a colpi di scariche elettriche, nella cella di una prigione.
Tornando indietro sul service c'è anche Aiman, un altro ragazzo giovane che vive da solo, lavorava come interprete ed ora sembra arrabbiato con la vita.
Non parla molto, ma da quello che dice e dal modo che ha di esprimersi nel suo inglese impeccabile, ha l'aspetto di chi pretende un'altra possibilità, con fermezza e con vigore.






