La vita nonostante, questo immagino quando vedo ciò che ci circonda qui nel nord del Libano.
Sia gli aspetti che mi fanno fare più fatica, per il loro carico di dolore, sia ciò che mi spinge ad aprirmi e a vedere l’esistente con occhi nuovi.
Vedo la forza di Zahra, nel giorno in cui ha perso suo figlio in Siria a Raqqa, il momento in cui ha realizzato che niente sarebbe stato più come prima.
Osservo le sue mani rugose mentre stringono il telefono, con una foto di un ragazzo sorridente di 27 anni insieme a due bimbe piccole. Un ragazzo che, profugo in Libano, ha scelto di tornare nella guerra per amore di sua moglie.
Il nome di questo giovane eroe è Ibrahim, sarebbe da insegnare a scuola e comporvi poesie.
Ibrahim aveva più volte avuto la possibilità di salvarsi, ma l’ha anteposta alla vicinanza ai suoi cari, fino al giorno in cui durante una perlustrazione in ciò che era rimasto della sua casa originaria è saltato in aria su di una mina dell’Isis.
Ha perso le gambe ed è volato in cielo, lo hanno trovato senza vita tre giorni dopo.
Voglio la libertà
Oggi L. era fuori dalla nostra tenda.
Sorseggiava aranciata di prima mattina.
L'ho vista lì, seduta fuori dalla scuola e l'ho immortalata così, nella sua spontaneità.
Mi chiedo se lei possa provare, di tanto in tanto, in questi momenti, lo stesso dolore che provano i suoi genitori.
W. e S. ieri ci hanno comunicato che hanno intenzione di andare a Tripoli per prendere uno dei barconi che arrivano in Italia.
Vogliono la libertà.
Vogliono un futuro diverso per loro e per i loro figli.
La vita in Libano li sta consumando: i problemi con il proprietario del terreno dove si trova la loro tenda, il prezzo elevato dei medicinali, la scuola per i bambini gravemente insufficiente da ogni punto di vista, il tessuto sociale logorato dal razzismo e dalla paura.
Come neve in un sogno
Il tuono squarcia la quotidianità di Myniara, guardo il cielo e vedo nuvole addensarsi all’orizzonte, il tempo sta cambiando.
L’aria sopra di noi è plumbea, promette qualcosa in arrivo.
Siamo nella scuola per bambini siriani profughi di Malaak, oggi svuotata per le vacanze natalizie; in giro solo qualche volontario che fa lavoretti di riparazione.
In una stanza della guesthouse, per queste due settimane, è stata adibita una piccola clinica di fisioterapia: decine di siriani si sono iscritti per farsi visitare gratuitamente dal dottor Alan, che da Londra ha scelto di dedicare il suo tempo agli ultimi in questo angolo di mondo.
Ogni cosa è illuminata
Qualcuno ha scritto che ogni cosa è illuminata dalla luce del passato.
Qualcosa che cammina al nostro lato, che ci segue.
Quando si riflette sulla violenza e sulla sofferenza causata dalla guerra si risvegliano in noi tanti pensieri e riflessioni, ognuno ha una “guerra originaria” che si porta nel DNA.
Qualcosa di inciso, fosse stata la guerra dei nostri nonni, o dei genitori, o una guerra vissuta in prima persona.
Nessuno può dirsi davvero indenne da questo, nel profondo di noi abbiamo qualcosa che attende di essere ascoltato.
Un sentiero lastricato che porta dritti nel profondo della nostra storia, e chiunque voglia davvero essere libero dovrà compiere questo percorso.
Tatuaggi
Me lo immagino mentre si sistema i capelli con il gel prima di uscire da casa: il taglio all'ultima moda deve essere sempre impeccabile.
Un bacio al volo alla mamma e poi via, fischiettando sulle scale.
Marwan esce per andare nello studio dove lavora come tatuatore, e magari quando avrà finito andrà a bere una birra con gli amici.
Quest'ultima abitudine magari non è esattamente propria di tutti i ragazzi di Homs, la sua città, ma a lui piace e poi per la sua religione, il cristianesimo, bere alcol non è proibito.





