Come brace sotto la cenere.
Così mi sembrano i siriani e le siriane che ho incontrato, la prima immagine che mi è venuta in mente venendo a contatto con questa realtà folle.
Tutto qui è fuori dalla nostra comprensione, tutto appare assurdo.
Nei primissimi giorni al campo sono stata sommersa da un amore forte, che riesco quasi a sentire come un abbraccio. Sono arrivata in un giorno di festa: W. era appena uscito dalle carceri libanesi, era libero ed era a casa.
Io ero con tutti loro, che mi davano il benvenuto con filastrocche di accoglienza e con canti della rivoluzione siriana.





