Fra le famiglie visitate in queste settimane quella di oggi è sicuramente la più povera. Si tratta infatti di tre cugini, con rispettive mogli e figli, concretamente sei, nove e sette, più un quarto nucleo familiare composto da madre e nove figli.
Vivono in mezzo ad un campo di fragole, che coltivano in cambio delle umili tende in cui vivono.

Anche loro, come tutte le persone incontrate, sono dovute scappare dalla guerra, investire una montagna di soldi per giungere fino in Libano per poter poi continuare a vivere di stenti.

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E’ qualcosa con cui tutti i volontari, prima o dopo, dovranno confrontarsi: il check-point.

La questione è che in queste due parole ci sono raccolte tante cose: preparazione, speranza, paura, ansia, gioia e adrenalina.
Un controllo che può essere fatto da polizia o militari, che può essere fisso o mobile, trovarsi in un luogo trafficato ma anche non. E’ qualcosa di imprevedibile, che può avere una grande conseguenza sulle persone che accompagniamo.

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Y. è un ragazzo siriano di 30 anni.
Ha tre figli bellissimi, due dei quali ci vengono incontro all'ingresso dell'ospedale insieme alla zia. Quindi entriamo e insieme cerchiamo di capire dove hanno ricoverato il padre.
É in un'ala particolare dell'ospedale: per poterlo visitare bisogna oltrepassare una porta blindata e avere il permesso della guardia che ti apre.
Spieghiamo che siamo un'organizzazione, lasciamo i nostri passaporti e siamo dentro.
La guardia ci accompagna nella camera di Y.: una cella.
Insieme a lui ci sono altre persone ricoverate, cinque, forse sei, ma attraverso la porta che abbiamo davanti, che è tutta bucherellata, si fa fatica a vedere.

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Un tappeto di scarpe sparse sul pianerottolo accoglie il nostro arrivo alla visita di oggi; dal numero e dalle forme si può intuire che deve trattarsi di una famiglia numerosa e con molti bambini. Non facciamo in tempo a fare una stima delle presenze nell’appartamento che la porta ci si spalanca davanti. Nella penombra del corridoio scorgiamo piccole sagome che corrono con passo insicuro da una stanza all’altra, eccitate da questa visita mattutina.

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Dalla presenza di Operazione Colomba, Tel Abbas, Libano
Si chiama Civil March for Aleppo, è nata informalmente sui Social Network ed è partita 7 mesi fa da Berlino. L’idea era semplice quanto ambiziosa: percorrere a piedi gli oltre 3000 Km che separano la capitale tedesca da Aleppo, città simbolo della guerra siriana. Oltre duemila persone hanno aderito all’iniziativa, percorrendo in direzione contraria la stessa rotta che i profughi siriani usano per arrivare in Europa.
I partecipanti si sono dati il cambio nelle diverse tappe, attraversando Germania, Repubblica Ceca, Austria, Slovenia, Croazia, Serbia, Macedonia, Grecia, Turchia e Libano, per incontrare migliaia di persone lungo la strada, diffondendo il proprio messaggio di pace e di sostegno per la popolazione siriana. 

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