Di nuovo sulla strada che collega San José alla città di Apartadó viene alzata una corda che concede il passaggio solo a seguito del pagamento di un pedaggio con la promessa di usare i soldi raccolti per sistemare le condizioni della carreggiata ormai quasi impraticabile.

Metodo già applicato, promesse già fatte, parole già cadute nel vuoto in passato. Forse sintomo che il potere sul territorio è detenuto da qualcuno che lo ottiene con la forza senza rispettare alcuna legge che sia scritta o morale. Di fronte a questa imposizione ingiusta le persone acconsentono. Tutto continua come se fosse normale. C’è chi crede ancora alle false promesse, chi non vuole avere problemi, chi ha paura delle conseguenze, chi vuole sopravvivere.

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Dopo sei ore di cammino nel fango tra fiumi, pascoli, radure e foreste di una bellezza impossibile da spiegare arriviamo a La Esperanza. L’ultima volta in cui sono stata qui Nalleli era qui, ci aveva offerto il formaggio preparato da lei quella mattina.

Esito ad entrare.

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Occhi connessi

“È la brama della ricchezza che putrefà i cuori.
Non ci sono ideologie dietro alla guerra,
è il desiderio di ricchezza che muove verso la distruzione.”
Nominiamo le vite spezzate ogni giorno in Palestina
dalla Serranía de Abibe,
ai piedi di queste montagne,
circondate dalla selva,
di fronte a questa signora dalle lunghe trecce bianche,
i nostri occhi umidi si incontrano.
Occhi connessi con i cuori che lasciamo siano attraversati dal dolore di qui e di altrove, dolore altrui che facciamo nostro. Il dolore ci unisce, ci fa parte della medesima umanità. Le gocce delle lacrime scorrono sopra e dentro i nostri cuori. Li percorrono, li levigano, li elevano. Allontanano la putrefazione.

Erica

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Il 5 giugno 2025 Operazione Colomba ha accompagnato l’atto pubblico di riconoscimento di responsabilità internazionale e scuse pubbliche da parte del Presidente della Repubblica di Colombia, Gustavo Petro Urrego, per i crimini commessi contro la Comunità di Pace di San José de Apartadó.
È stato riconosciuto il fondamentale lavoro della Comunità di Pace nella costruzione della sovranità, della pace e del disarmo civile, e il fallimento dell’apparato giuridico nell’investigare i crimini perpetrati dallo Stato colombiano contro di essa.
Un evento storico, che segna la storia di resistenza e dignità della Comunità di Pace.
Un evento che abbiamo accompagnato con profonda emozione, dalla Serrania del Abibe alla città di Bogotà.
Abbiamo visto la Comunità tutta togliersi per un momento gli stivali, indossare delle scarpe, posare il machete per alcuni giorni e portare con sé, ancora una volta, l’orgoglio di essere una comunidad campesina.
Atterrare a 2600 metri, nel “freddo” della capitale: un evento atteso per anni, in dignità e resistenza.

“Perdón Comunidad de Paz de San José de Apartadó”.
Ha concluso così il suo intervento il Presidente Gustavo Petro Urrego dopo oltre 40 minuti nei quali ha dichiarato colpevole lo Stato colombiano della violenza in Colombia: “Come si può avere un massacro continuo di una Comunità con 300 vittime dirette per 30 anni e la giustizia non indaga? Dov'è la magistratura colombiana? Non è questo un atto di ignominia? Non sono stati i militari colombiani a uccidere direttamente molti civili, la maggior parte, a San José de Apartadó? Le loro munizioni non sono state comprate con denaro pubblico? Le loro uniformi non sono state comprate con denaro pubblico? Lo stipendio del generale Rito Alejo del Río non è stato pagato dal popolo colombiano? Ha detto la verità?”.




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Scrivere di questo contesto e della Comunità di Pace di San José de Apartadó può sembrare difficile.

Da una parte, per capire la situazione, sarebbe necessario conoscere la storia del conflitto armato colombiano e delle sue fazioni, capire come i vari attori controllano o penetrano nel territorio, conoscere la geografia della regione, le sue risorse, gli interessi in gioco.

Ma servirebbe più di qualche libro di storia e sicuramente qui manca lo spazio anche solo per una introduzione che possa avere una minima pretesa di esaustività.

D’altro canto è anche difficile concentrarsi sul particolare, rispettando le storie e le sofferenze delle persone e soprattutto rispettando le restrizioni e le regole che si è costretti a seguire per necessità di sicurezza.

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