Tornati al campo si riprende da dove si è lasciato; dalla presenza e dalla condivisione di tempo, spazi, storie e propositi.
La situazione esasperata che sta provando la popolazione che vive in Libano, maggiormente acuita nelle zone remote del Paese come in Akkar e Arsal, fa il paio con il progressivo logoramento della condizione dei rifugiati siriani.
I tiepidi tramonti che scaldano ancora armoniosi paesaggi di campagna, nelle aree montane, diventano presagio di un altro inverno in tenda o in fabbricati di fortuna all’addiaccio in cui far fronte alle complicazioni che il freddo e il gelo portano con sé.
Sono queste le ambientazioni che trova la Colomba al ritorno tra i rifugiati siriani in Libano.
Ci raccontano di sistematiche riduzioni di aiuti umanitari, una quotidianità precaria immersa nella crisi economica, lo spettro dei ritorni volontari in Siria, la cui idea trova potenzialmente terreno fertile in chi è esausto e sfiancato da tutto questo tempo passato in condizioni disumane.
E poi la latente e infida idea della via del mare che serpeggia costantemente perché apparentemente semplice quanto atroce e pericolosa.

Giovedì 8 settembre finalmente Mohammad è stato operato.
Dopo 7 anni ritorno in Libano, in visita al progetto. 



