Immagina una strada, come fosse una via senza nome e senza civici, tutta dritta.
Ai lati, a destra e a sinistra, tutte tende.
La scritta UNHCR sulle pareti e dentro ognuna una famiglia diversa.
Mentre la percorri, bambini che corrono, sorridono e ti salutano.
In terra sassi bianchi sotto i piedi nudi, e in cielo il primo sole che scalda per davvero.
Immagina che a metà della via ti accorgi di una donna, ferma sull’uscio di una tenda, col capo coperto, che ti invita ad entrare assieme ai tuoi due compagni.
Levi le scarpe, ringrazi con un cenno del capo, e ti metti a sedere su di un cuscino che fa da unico separé tra te e il pavimento.
Abiti quella terra da qualche giorno, l’arabo non è intuibile ad un neofita, e le parole che si scambia chi siede con te sono, ai tuoi orecchi, suoni privi di senso.
Allora ti lasci guidare dalla vista, e senza accorgertene ti trovi a fissare quella donna che tiene banco con tanta disinvoltura.

Leggi tutto...

19/01/2023
“Casa mia è la tenda, non è la Siria” ci dice una bambina del campo.
I giorni scorrono veloci. Le ultime situazioni che si sono presentate ci hanno messi alla prova e ci hanno mostrato l’impatto che abbiamo qui. Ti rendi conto della difficoltà di compiere delle scelte che per forza di cose avranno conseguenze positive per alcuni e inesorabilmente negative per altri.
Dare rifugio ad una mamma con tre bambini, lasciare solo un padre con un piccolo innocente.
La scelta è privilegio per noi.
Per i siriani a volte la scelta è tra soccombere e sopravvivere... scegliere di vivere una vita che ne valga la pena, la maggior parte delle volte, non è tra le loro opzioni.
Del vivere la vita a volte sembra rimanere solo lo stare in vita, in una condizione di non-vita.
Scegliere di tentare la via del mare, scegliere di abbandonare un bambino in tenda e salvarne tre, scegliere di affidarsi ad uno straniero, un estraneo, scegliere di aspettare.

Leggi tutto...

27/01/2023
Momenti di domande e riflessioni sull’impatto che ha avuto l’ultimo mese su di me, sul mio carattere, sulla mia consapevolezza e modo di rapportarmi agli altri.
Ma anche il mio impatto sulle persone che ho incontrato, con le mie parole ed espressioni, sorrisi e bronci.
Tanti visi nuovi, ognuno di loro con una storia intensa, una biografia che voglio conservare e testimoniare.
In questa chiesa mi sembra di essere un pezzo di storia, e questo è in effetti.
Siamo nel tempo e dunque siamo nella storia.
Mi richiama alla storia drammatica di questo Paese, in cui la religione è stata sicurezza personale e conflitto interpersonale.
Parto con la consapevolezza del privilegio che della carta stampata mi dà. In cui il mio Diritto di movimento è tutelato: il privilegio di scegliere di andarmene e di tornare.
Un privilegio che i siriani in Libano non hanno.
La scelta gli è stata tolta da tempo, da prima di quel 2011 sotto un regime assassino.

Leggi tutto...

- 26 gennaio
Primo breve resoconto. Sono arrivata l'altro ieri sera, tardi, accompagnando K., donna libanese di 60 anni che è venuta in Italia con i figli, di cittadinanza siriana (quella libanese si trasmette solo per via paterna), minacciati e in pericolo. La loro colpa è il loro impegno a favore dei profughi siriani, attraverso scuole e cliniche gratuite per i siriani, che però tolgono così utenza pagante alle strutture gestiste dalle cosche locali (in mancanza totale di scuole e cliniche pubbliche).
Lei è stata trattenuta due ore in aeroporto per controlli non meglio specificati. Entrambe purtroppo abbiamo visto tanti respingimenti arbitrari e abusi sui confini per riuscire a vivere serenamente queste due ore d'attesa, ma alla fine siamo entrate. Lei tornava per visitare il resto della sua famiglia che non ha avuto la possibilità di emigrare e che non vede da anni.
Incredibile la festa che le hanno fatto figli e nipoti!!

Leggi tutto...

Sono tornata in Libano dopo un anno di assenza.
In Italia lavoro come educatrice nel settore adolescenti. Abbiamo appena elaborato un importante documento sull'adolescenza nella mia città dove si parla delle sfide che questa età porta con sé, riguardo al corpo, all'autonomia, all'identità... mi fa strano trovami adesso qui, di fronte a molti 15, 16 e 17enni, e nessun adolescente.
Qui c'è un salto. Qui come in molti altri “altrove”, l'adolescenza non esiste, si salta di netto da un'età in cui si è bambini, a quella in cui si è considerati adulti.
Soprattutto le ragazze.
S. aveva 8 anni quando l'ho conosciuta. Ora ne ha 16. Ha già un matrimonio fallito alle spalle, e una macchia nella fedina "sociale".
È sempre bellissima come la mamma, ma chiusa in casa e mi pare apatica e triste rispetto a un tempo.
Lei la sua sfida per l'autonomia e la scoperta del corpo l'ha potuta sperimentare solo così, sposando il ragazzo che le piaceva, o credeva che le piacesse, o l'unico che ha incontrato... Che poi l'ha chiusa in casa con la suocera. Incapace pure lui di fare il compagno essendo solo un ragazzino.

Leggi tutto...