Immagina una strada, come fosse una via senza nome e senza civici, tutta dritta.
Ai lati, a destra e a sinistra, tutte tende.
La scritta UNHCR sulle pareti e dentro ognuna una famiglia diversa.
Mentre la percorri, bambini che corrono, sorridono e ti salutano.
In terra sassi bianchi sotto i piedi nudi, e in cielo il primo sole che scalda per davvero.
Immagina che a metà della via ti accorgi di una donna, ferma sull’uscio di una tenda, col capo coperto, che ti invita ad entrare assieme ai tuoi due compagni.
Levi le scarpe, ringrazi con un cenno del capo, e ti metti a sedere su di un cuscino che fa da unico separé tra te e il pavimento.
Abiti quella terra da qualche giorno, l’arabo non è intuibile ad un neofita, e le parole che si scambia chi siede con te sono, ai tuoi orecchi, suoni privi di senso.
Allora ti lasci guidare dalla vista, e senza accorgertene ti trovi a fissare quella donna che tiene banco con tanta disinvoltura.

27/01/2023




