Situazione attuale
Attraverso un documento firmato dal Presidente colombiano lo scorso 5 giugno, è stato regolamentato il funzionamento del “Gabinetto per la Pace” con il quale Petro sta cercando di informare la collettività, in maniera più ampia e puntuale, rispetto all’andamento dell’implementazione dell’Accordo di Pace e alle negoziazioni con i vari gruppi armati illegali. Per questa ragione, i ministri dovranno produrre dei documenti ogni due mesi che rispondano ai seguenti obiettivi: la formulazione, l’implementazione e il controllo delle politiche, dei piani, dei programmi e dei progetti in materia di pace. Non in secondo piano anche la condivisione dei risultati ottenuti e delle sfide che la politica pubblica sta affrontando rispetto alle tematiche della pace a 360 gradi, in special modo quelle relative ai dialoghi, agli accordi e alle negoziazioni con i diversi attori armati illegali. Su quest’ultimo punto, a fine giugno, si è concluso in Venezuela il primo ciclo di diaologo tra il governo e la Dissidenza delle FARC, guidata da Ivan Marquez, che ricordiamo aveva firmato l’Accordo di Pace ma, in seguito, insodisfatto delle risposte del governo Duque, aveva fondato la Seconda Marquetalia e riabbracciato di nuovo le armi. Secondo quanto definito dal primo ciclo di dialogo, la Dissidenza avrebbe accettato il cessate il fuoco unilaterale, ma anche di rilasciare le persone sequestrate e di non indossare uniformi e fucili nei municipi, nelle vie e nei fiumi dove usualmente esercita il proprio controllo. In cambio, il governo accelererà la formazione di programmi e progetti economici e sociali, nonché la formulazione di risposte per arrivare al disarmo totale del gruppo armato. Il prossimo ciclo di dialogo si terrà in luglio a Cuba e sarà accompagnato da Paesi ed enti garanti quali il Venezuela, la Norvegia, la Conferenza Episcopale e l’ONU.
Nonostante i numerosi sforzi del governo, la violenza nel Paese lascia sconcertati. Anche questo mese è stato assassinato un noto leader indigeno del Cauca, Luis Eduardo Vivas, mentre altri due giovani sono stati sequestrati dai membri del Clan del Golfo a Segovia, nel nord-est di Antioquia. A questo si aggiunge un massacro di 7 persone a Rio Negro, a circa un’ora da Medellin. La terribile situazione, che colpisce soprattutto la popolazione indigena del Cauca, aveva portato, a inizio mese, all’occupazione di uno spazio all’interno della Nunziatura Apostolica di Bogotà. Come dichiarato dal Congreso de los Pueblos, l’occupazione aveva l’obiettivo di dar voce alla situazione disperata di sfollamento e violenza che differenti etnie indigene stanno vivendo in varie regioni, a causa degli scontri armati tra vari gruppi armati illegali presenti nel territorio, in particolare, quello dell’ELN. Dopo due giorni e con una missiva inviata anche al Papa, il gruppo di 20 occupanti è stato ricevuto dal governo che si è ripromesso di intervenire al più presto per permettere a centinaia di indigeni, costretti a sfollare dalle proprie terre, di ritornarvi.



