Situazione attuale
I dati riportati da Human Rights Watch (HRW) per l’anno 2023 raccontano di una Colombia che, nell’ultimo anno, ha avuto un incremento delle violazioni da parte dei gruppi armati illegali di una tale portata da essere riscontrata solo prima dell’Accordo di Pace del 2016.
L’aumento della violenza, attraverso anche il reclutamento minorile e i sequestri, è il riflesso di uno Stato che, almeno per alcune delle sue Istituzioni, non riesce ad essere garanzia di accesso alla giustizia e di controllo della legalità. A questo si sommano sacche di povertà, soprattutto nelle comunità afro discendenti e indigene, e un grande numero di gruppi armati illegali che si finanziano attraverso il narcotraffico. La stessa preoccupazione è stata espressa da Carlos Camargo, Difensore Nazionale della Defensoria del Pueblo, che ha richiamato il Governo a rispondere alle raccomandazioni espresse attraverso le note del Sistema de Alerta Temprana in cui viene segnalata la crescente presenza nei territori di gruppi armati illegali quali il Clan del Golfo, l’ELN e la dissidenza delle FARC.
E’ questo il quadro in cui si inseriscono tristemente nel nuovo anno atti di violenza come quello avvenuto i primi giorni di gennaio contro le forze dell’ordine in un villaggio vicino a Turbo, nel dipartimento di Antioquia. L’attacco, attribuito al Clan del Golfo, ha provocato la morte di un soldato, mentre altri 12 militari sono rimasti feriti.
Ma anche nei dintorni della Comunità di Pace di San José de Apartadó (CdP) non si vive in tranquillità. Lo dimostra la notizia divulgata dalla CdP secondo la quale alcuni paramilitari avrebbero tentato di uccidere un civile del villaggio della Victoria a San José de Apartadó.
Eppure è altresì importante rimarcare lo sforzo del governo Petro nel cercare la via della Paz Total attraverso il dialogo con l’Estado Mayor Central, il gruppo della dissidenza delle FARC. Tramite il Decreto 0016 del 14 gennaio, il cessate il fuoco è stato prolungato per altri 6 mesi. A questo si aggiunge la visita di Petro a Roma dove, in udienza privata con Papa Francesco, il Presidente colombiano ha proposto la Città del Vaticano come sede per la prossima fase di dialogo con l’ELN, prevista dopo le cinque sessioni svolte in Venezuela, Messico e Cuba.
Infine, degna di nota è stata anche la dichiarazione rilasciata in un’intervista dall’Alto Commissario per la Pace, Otty Patiño, secondo la quale ci sarebbe in atto una fase esplorativa per un possibile dialogo con il Clan del Golfo. Da un lato, si riscontra un lavoro complesso di ricerca della pace e, dall’altro, una quotidianità in cui la sicurezza, la libertà e la garanzia di rispetto dei Diritti fondamentali appaiono ancora molto lontane.



